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    Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura a tempo indeterminato di n.1 posto di COLLABORATORE PROFESSIONALE SANITARIO PERSONALE DELLA RIABILITAZIONE TERAPISTA OCCUPAZIONALE CAT. D - Scadenza 20 febbraio 2017 ore 12.00

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  • Dirigente medico (determinato)

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  • Logopedista (indeterminato)

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Maria Candida Gentile all'IRCCS Ospedale San Camillo di Venezia

Martedì 21 novembre 2017, festa della Madonna della Salute, la celebre maître parfumeur, titolare dell'omonima linea di alta profumeria artistica, sarà nuovamente all’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) Ospedale San Camillo di Venezia per tenere un laboratorio di stimolazione olfattiva.

Maria Candida Gentile 

Ho preso coscienza di quello che desideravo e ho orientato le mie creazioni in base a questo pensiero: ideare, non solo un buon profumo, ma una fragranza che faccia stare bene chi la sceglie. Qualcosa che parli ai nostri sensi e che faccia provare autentiche emozioni. Per riuscirci, ho scelto e cerco di utilizzare il più possibile materie prime naturali.
Maria Candida Gentile

I profumi, gli aromi e gli odori ci parlano. Raccontano di quel negozio di detersivi, un po’ polveroso, che aveva aperto sotto casa. Rievocano l’atmosfera di famiglia con l’aroma degli agrumi che si sprigiona in cucina al termine del pranzo. Richiamano la scatola di cioccolatini ricevuta tante volte in regalo… è incredibile quanti ricordi possano suscitare le essenze del gelsomino egiziano, del bergamotto di Calabria e del cacao africano di São Tomé, proposti nel corso di un laboratorio di stimolazione olfattiva. Ricordi non banali per chi è ricoverato in ospedale a causa di un trauma cranico, di un’emorragia cerebrale o per la riacutizzazione di una malattia cronica come la sclerosi multipla.

Proprio i profumi e le loro evocazioni saranno i protagonisti di un incontro con Maria Candida Gentile all'Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (I.R.C.C.S.) Ospedale San Camillo del Lido di Venezia.

La prima donna italiana degli ultimi trent'anni diplomata “Maître parfumeur” alla celebre scuola francese di Grasse, titolare dell’omonima linea di alta profumeria artistica, martedì 21 novembre 2017, festa della Madonna della Salute, incontrerà un gruppo di pazienti con il supporto della neurologa e della psicologa della struttura.

Il laboratorio di stimolazione olfattiva è un intervento complementare che si inserisce nel percorso di recupero in pazienti ricoverati per neuroriabilitazione. Questo tipo di laboratori si basa sulle sinestesie, cioè sulla capacità di risvegliare i sensi stimolandone uno solo. Si tratta di un processo che si compie spesso in modo inconsapevole, che comporta un arricchimento continuo della facoltà di percepire il mondo. Il profumo è qualcosa che entra e va ascoltato, lasciandolo penetrare, scavare all'interno. Facilitando l’ascolto del profumo è possibile percepire meglio il proprio corpo. Troppo spesso ci si focalizza su ciò che una malattia ha tolto e non su quanto potrebbe aver invece risparmiato. In questo laboratorio si cercherà di verificare se, stimolando l’odorato, sarà possibile sviluppare migliori capacità percettive e, possibilmente, cognitive o almeno a creare un momento di rilassamento e benessere, che poi può essere ricercato e ripetuto nella vita di ogni giorno. Questo è particolarmente importante per i pazienti.

Il potere degli odori

L’olfatto è un senso collegato direttamente con la parte più arcaica del nostro cervello, quella coinvolta in appetiti, stati d’animo ed emozioni. L’effetto di questa connessione diretta è un comportamento immediato, regolato dall'istinto, che spesso non viene mediato da alcun ragionamento. “Gli odori hanno un grande potere evocativo”, spiega Francesca Meneghello, neurologa e responsabile del servizio di neuropsicologia“La memoria legata ad un odore è probabilmente tanto più definita quanto più significativa è l’occasione in cui l’odore è stato percepito. Noi cerchiamo di suscitare ricordi, associazioni e di condividere preferenze o commenti su profumazioni gradevoli, che non si potrebbero evocare basandoci solamente sulle immagini o sul linguaggio, al fine di stimolare uno scambio comunicativo spostato dal tema della malattia e della disabilità che il paziente sta vivendo. Nella percezione di un’essenza, come nell'ascolto della musica, il parere di ciascuno è legittimo e nella maggior parte dei casi la disabilità dovuta alla malattia, in quel momento, non è più un problema. La parte più arcaica del nostro encefalo ha connessioni deboli con la parte più evoluta, dove si trovano anche i centri del linguaggio – continua la dr.ssa Meneghello – ed è per questo che tutti noi abbiamo delle difficoltà ad esprimere un odore a parole. Nel laboratorio cercheremo perciò di focalizzarci sull'unica via sensoriale dell’olfatto, anche chiudendo gli occhi, proponendo a tutti di esprimere ciò che viene percepito con parole, oppure con un disegno o un colore. Cercheremo di trovare parole e contenuti che meglio raccontino ogni specifica esperienza olfattiva, come espressione della persona in un percorso di quello che Maria Candida definisce educazione olfattiva”.

L'avventura olfattiva

Il laboratorio di stimolazione olfattiva, tenuto al San Camillo dalla maître parfumeur Maria Candida Gentile è un’esperienza non frequente in Italia. Laboratori simili sono stati attivati in Francia, all'ospedale Raymond Poincaré di Garches e in altre strutture dei dintorni di Parigi. Sicuramente l’uso di essenze costituisce un approccio degno di approfondimento nell'ambito della ricerca clinica e, in particolare, neuroriabilitativa. L’avventura olfattiva continua.

Fabio Cian

 

L'intervista - Chi è Maria Candida Gentile?

Diplomata “Maître parfumeur” alla celebre scuola per “nasi” di Grasse, in Francia, attraverso la sua dote naturale ed il talento riconosciuto, Maria Candida Gentile ha creato il profumo personalizzato “Pinede des Princes” per la Principessa Carolina di Monaco.

 

  

 

Maria Candida torna per la terza volta all'IRCCS Ospedale San Camillo di Venezia per tenere un laboratorio olfattivo, ed è molto felice di avere nuovamente l’opportunità di condividere il suo mondo, il suo amore per i profumi.

Quando le è nata questa passione?
Maria Candida GentileDa bambina. Ho avuto la fortuna di crescere in una casa circondata da un giardino antico bellissimo, con tantissime rose, alcune piantate da mio nonno a fine Ottocento. A tre anni seguivo mia zia in giardino e annusavo tutti i fiori. Ogni anno affidava a me e ai miei fratelli una piccola aiuola da coltivare. Per me era un divertimento, per i miei fratelli non tanto e infatti svolgevo questo compito anche per loro. Ho una bella foto vicino alla mia aiuola, con le rose Michelle, le Clair Matin, le Perle di Montserrat… è stato lì che ho iniziato a conoscere i vari tipi di rose e i loro profumi.

E poi?
Poi ho studiato farmacia fino a quando, vivendo molto a contatto con la natura, ho capito che la cosa che mi interessava di più era lavorare sugli odori. Da lì è nata la mia attenzione particolare soprattutto verso le erbe: le raccoglievo e preparavo artigianalmente dei prodotti curativi come la calendula, l’arnica e altri.

Ma esiste una scuola per diventare maître parfumeur?
Sì, ho frequentato una scuola a Grasse, in Francia, dove ho imparato a fare i profumi, a capire le sensazioni che ogni odore può regalare. Tre volte la settimana facevamo esercizi di gruppo sulla percezione delle vibrazioni delle materie prime (sono tante, possono essere anche una trentina), in uno scambio continuo con i miei colleghi. Credo sia questo l’aspetto più importante dei miei studi, la mia grande passione che mi ha permesso di sviluppare la parte emozionale ed anche artistica di quello che poi è diventato il mio lavoro.

Quante materie prime riesce a individuare?
Ne ho studiate più di quattromila, tra naturali e sintetiche. Poi però ho fatto una selezione, eliminando le molecole sintetiche come il muschio bianco, il muschio t93, la galaxolide, la tonalide, gli iononi… che preferisco non usare, anche se le ho studiate. Se posso, scelgo sempre le note naturali. Per il laboratorio dove lavoro ne ho scelte circa millecinquecento, quelle che prediligo.

E quante ne mette insieme per creare un profumo?
In ogni mio profumo ci sono dalle 100 alle 150 materie prime. A seconda dell’ispirazione, di quello che voglio esprimere, mescolo gli odori, un po' come un pittore mescola i colori. Nel corso dei miei studi ho imparato a mescolare varie note, arrivando a un colore mescolando altri colori, per fare un quadro.

Come sceglie quelle da usare?
Sono molto legata all'ambiente e alla natura. Mi piace usare materie naturali perché secondo me regalano grandi emozioni, rilasciano vibrazioni olfattive che, usando il sintetico, non si riesce ad ottenere. È per questo motivo che nel mio lavoro ho scelto di usare il naturale. Con il sintetico si può creare un profumo magari anche buono, però non darà mai l'emozione e le sensazioni di un profumo fatto con note naturali.

Immagino che dietro ci sia un grande lavoro di ricerca.
Tantissima ricerca. Cerco in tutto il mondo le migliori materie prime da usare nella creazione delle mie formule. I produttori sono tantissimi, ognuno ha il suo modo di estrarre. Ad esempio, per le note agrumate io prediligo un produttore italiano che usa solo prodotti biologici, con estrazioni naturali a freddo, grattugiando la buccia. L’effetto sulla creazione finale, ma anche sulle persone che annusano, è ben diverso dall'usare il limonene sintetico. La differenza si sente. La mia è una scelta che va un po’ controcorrente, anche se però viene molto apprezzata, per esempio negli Stati Uniti.

Mi viene da pensare che in un suo profumo sia racchiuso tutto il mondo.
Beh, sì, è così. Compro quasi tutti gli agrumi in Italia, in Calabria e in Sicilia. Dalla Russia faccio arrivare salvia e betulla. Dal Madagascar la vaniglia… in ogni continente, in ogni paese v’è qualche produzione interessante che io cerco di utilizzare.

Queste produzioni resistono, nonostante le molecole di sintesi chimica?
Negli anni Settanta la chimica sintetica ha sferrato un colpo durissimo alle piantagioni e alle persone che vi lavoravano, perché tantissimi “nasi” e aziende hanno iniziato a usare il sintetico, facendo crollare il mercato delle materie prime naturali. Negli ultimi anni il mercato si è ripreso e, soprattutto nel sud Italia, ci sono persone legatissime al loro terreno, che non hanno venduto le loro piantagioni, dedicandosi nel frattempo ad altri lavori per vivere. Ora, lavorando nel biologico, stanno riprendendo, perché c’è più attenzione, anche nella profumeria. Ad esempio si sta riscoprendo il bergamotto, una delle materie prime più importanti della profumeria, che è stata usata nei grandi profumi dall'Ottocento a oggi. La cosa bella è che il miglior bergamotto al mondo cresce nei duecento chilometri della costa ionica della Calabria. Hanno provato a coltivarlo anche in Tunisia, ma non possiede le stesse qualità olfattive, cresce bene ma non è dello stesso livello di quello italiano.

Eppure, nell'immaginario collettivo, il mondo della profumeria oggi ha più a che fare con l’artefatto. Invece, raccontato così, sembra quasi un modo diverso di avvicinarsi alla natura...
Come dicevo, fino agli anni Settanta la profumeria aveva un’attenzione nella ricerca nelle materie prime che poi è stata soppiantata dall'aspetto consumistico. Usare un limone costa di più che usare il limonene, quindi alla fine le aziende produttrici scelgono il risparmio, la materia più economica, prediligendo il prodotto dove si può guadagnare di più. Però non risparmiano sulla confezione, che deve essere bella e attrarre l’occhio del cliente.

Forse il problema vero è che l’educazione olfattiva è del tutto tralasciata.
Infatti, manca. C’è più educazione verso il cibo, verso il vino. Mentre per il cibo sappiamo distinguere se è buono o no, con un profumo è più difficile. Se non si ha un’educazione olfattiva, è difficile capire la qualità di un prodotto. Per il cibo ci sono varie associazioni che hanno fatto un grande lavoro in questo senso, nel mio ambito cerco anche di spiegare per educare, per aiutare a capire e quindi a scegliere.

Effettivamente l’olfatto è uno dei sensi più dimenticati.
Forse è il primo senso che noi uomini usiamo, perché il bambino riconosce la madre dall'odore del latte. Poi però, da quando il bambino si mette in piedi, predomina la vista e il senso dell’olfatto viene dimenticato. In altre società, in altri luoghi è più tenuto in considerazione. L’olfatto però è un senso importantissimo soprattutto perché stimola il ricordo, le emozioni e le suggestioni profonde della nostra vita, perché il nostro cervello primitivo immagazzina molti ricordi attraverso gli odori. Quindi, spesso è solo attraverso un odore che si possono richiamare i ricordi dimenticati, rimossi, ricordare cose belle ma anche spiacevoli.

È un po’ ciò che è accaduto ai visitatori della sua opera “per l’eternità” al Padiglione Italia della 55° Biennale Arte di Venezia 2013?
Per l'eternitàPer la Biennale 2013 ho collaborato con un artista, Luca Vitone, molto sensibile al tema dell’ambiente. “per l’eternità” è un progetto ispirato alle vicende dell'Eternit, materiale ancora molto diffuso in Italia nonostante la sua tossicità. Luca ha voluto creare un “ritratto olfattivo evocativo” di questo materiale. È stato un percorso difficile, sono stata due giorni a Casale Monferrato dove, nel 1907, aprì il primo stabilimento italiano, a conoscere le famiglie dei malati e la loro tragedia. Mi sono sentita male veramente perché mi sono immedesimata in loro e nelle vittime. L’opera “per l’eternità” rappresenta il disastro, lo sconforto che ha portato l’asbesto, con questo materiale che negli anni 70-80 era stato presentato come un materiale democratico, leggero, poco costoso, facile da usare. Invece ha creato una grande disillusione per l’ambiente, portando la morte nel mondo. Siccome non si poteva usare l’Eternit perché ovviamente pericoloso, Luca Vitone e le persone che lavorano con lui hanno pensato di chiedere a me di rappresentarlo attraverso un odore. L’amianto non ha odore e io non volevo usare note sintetiche. Ho cercato quindi di rappresentare l’odore della sofferenza, delle lacrime. È un odore che impressiona, all'inizio sembra piacevole ma poi diventa spiacevole. Quando si entra in questa stanza da 350 metri quadri si sente questo odore che lì per lì non disturba tanto ma poi, man mano che si rimane nella stanza si avverte un effetto acre. I visitatori si commuovono, come se sentissero il sapore delle lacrime quando si piange. Per riuscire ad arrivare a tutto questo ho usato tre tipi diversi di rabarbaro (svizzero, belga e francese), che sono delle note molto amare e salate, insieme a dell’ambra grigia, che sa di acqua ed è salata e iodata. Ho scelto di usare il rabarbaro perché i responsabili di questa tragedia provengono tutti da paesi dove il rabarbaro è molto usato e ho cercato quindi note tipiche dei loro paesi. “per l’eternità” è quindi un’opera “da respirare” che rimanda alla stessa modalità attraverso cui l’Eternit uccide: l’inalazione delle polveri. 

Torniamo al laboratorio di stimolazione olfattiva per il San Camillo. Come lo ha preparato? 
Sono stata aiutata dalla dr.ssa Meneghello. Ho bisogno del suo supporto per calibrare l’esperienza sulle necessità e le condizioni dei pazienti. Nei laboratori di solito insegno a fare i profumi, qui invece cerchiamo di stimolare un ricordo, un’emozione. Le materie prime stimolano tante emozioni, sensazioni che, se approfondite, come in un gioco, si apprendono meglio. Il gioco è sicuramente il modo migliore per apprendere e per vivere questa esperienza. Non abbiamo lo scopo di creare un profumo, anche se comunque ci si potrebbe riuscire. Sarebbe molto interessante e bello poterlo fare con loro.

Un’ultima domanda è d’obbligo: se le venisse chiesto di fare un profumo per il San Camillo di Venezia, circondato dal mare Adriatico, dalla laguna di Venezia, dal parco con il giardino terapeutico… che note userebbe?
Note acquose, marine, algate, con del bergamotto e alcune note collegate al progetto di stare bene, di cercare di restituire qualcosa di positivo al gruppo. Immagino il vento che arriva dal mare con il suo profumo, che entra nel giardino terapeutico dell’IRCCS, con le erbe appena raccolte, i fiori, le rose... con una nota finale dolce, “coccolosa”, come il cioccolato. Sì, ci sono: note marine naturali con alghe, un mazzo delle vostre erbe aromatiche e una nota gourmand per un po’ di coccole.

Mi è già venuta voglia di sentire questo profumo…
Chissà, magari!

Fabio Cian
Un'estratto di questa intervista è stato pubblicato sul bimestrale "Missione Salute" di Luglio-Agosto 2014

 

 

 

 

 

www.mariacandidagentile.com

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